La scoperta dell’ est

 

Iniziai a viaggiare in maniera continuativa in est Europa nel dicembre 1987, ma ci furono tre viaggi precedenti che influenzarono il mio interesse per quei paesi.

Da giovane ero stato colpito dalle poche immagini e notizie che arrivavano da quella parte d’Europa, chiusa e misteriosa. Allora era quasi impossibile incontrare o parlare con qualcuno proveniente dall' est.

Ricordo che i primi europei dell’est ad arrivare da noi  furono gli ebrei sovietici. Li vidi per la prima volta, d’inverno, con i loro cappotti grigi e i loro visi umili e cordiali, vendere macchine fotografiche dell’est al mercato.

Ma fu nel 1973, all’età di 14 anni, che visitai per la prima volta l’altra Europa. Istanbul fu la prima città che scoprii. Ne ho ricordi  sfumatissimi, ma ho l’esatta percezione di un’emozione forte provata per quella città di confine, sensuale e sconosciuta. Per la prima volta intravedevo quella che per me avrebbe rappresentato, negli anni successivi, la parte inconscia dell’Europa,  la sua anima oscura e profonda.

1973 - in viaggio verso Istanbul

Dopo tre anni, nel 1976, viaggiai, con la mia famiglia, nei Balcani, attraversando la Jugoslavia, la Romania e la Bulgaria. I miei ricordi di quel viaggio sono lontani e silenziosi, ma quello che vidi, sicuramente, si insinuò nella mia mente e lì rimase. Ricordo tanti camion carichi di grano in Bulgaria, un morto sulla strada in Bosnia, un’anziana donna dentro una scatola di cartone nel mercato di un villaggio jugoslavo, bambini che sbucavano dai boschi chiedendo gomme da masticare in Romania, pescatori nel delta del Danubio alla fine della giornata, donne sorridenti e ospitali lungo gli stradoni della Valacchia.

Fu durante questo viaggio, davanti al porto di Spalato, in attesa della nave che ci avrebbe riportato in Italia, che mio padre mi parlò, per la prima volta, di fotografia, di come si crea l’immagine sulla pellicola e di come, dopo, si stampi con l’ingranditore, sulla carta. Durante il viaggio avevo scattato qualche fotografia a colori con la sua Voigtlander Vitomatic II e volevo saperne di più. Tornai a casa e comprai la mia prima macchina fotografica, una Olimpus  OM1.

Il mio terzo contatto  con il mondo est europeo avvenne nel 1983 quando già lavoravo per la stampa italiana e internazionale. Andai a Berlino per le celebrazioni del primo maggio. Fotografai in maniera convenzionale e asettica, giusto per assecondare le esigenze dei giornali per i quali lavoravo. Fu un viaggio attraverso il surreale. Passare dalla Berlino occidentale a quella orientale, attraverso la rete di sotterranei che collegavano questi due mondi, significava vivere un’esperienza onirica attraverso il tempo e lo spazio. Ricordo le guardie di frontiera della DDR, i controlli ossessivi, le luci al neon, i lunghi tunnel e, infine, le scale che facevano riemergere in un mondo precedente e lontano. Vidi i palazzi del III Reich anneriti dal fumo e le parate celebrative comuniste. Vidi l’allora presidente  Honecker e i suoi gerarchi sorridere e salutare i militanti  che sfilavano.

Non fu un' esperienza particolarmente esaltante, ma fu importante toccare con  mano, per la prima volta, il controllo soffocante messo in atto dal potere ed il teatrino organizzato per celebrare Honecker. Tutto era controllato, tutto era programmato. Avevo una mia traduttrice personale alla quale ero stato affidato dall’ufficio stampa del ministero, non ricordo se degli esteri o degli interni. Questa  ragazza  mi seguiva ovunque, facendomi continuamente la propaganda del regime. Una volta la vidi piangere. Due uomini, con impermeabile nero, la stavano interrogando perchè, durante l’infinita parata, si era distratta, ed io, riuscendo ad evadere dal suo controllo, ero rimasto, per tutto il tempo, in mezzo ai reparti militari che sfilavano,  in diretta televisiva, saltando da una parte all’altra dello schermo televisivo di milioni di cittadini tedeschi dell’est.

Berlino mi diede, da una parte, l’esatta percezione di cosa sia un sistema comunista-poliziesco, dall’altra, mi fece nascere questo desiderio, prima leggero, poi, negli anni, sempre più forte, di violare quella cortina di divieti e di censure per poter scoprire cosa ci fosse dietro tutto quello che avevo visto e  quale fosse l’ identità degli europei dell’est.

 

Roma, marzo 2006.

 

© Fabio Ponzio

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