Sulla strada

 

Agosto 2009, parto. Sono alla ricerca di questa Europa ma non riesco a dimenticare l’altra Europa, quella dell’est.

L’ autostrada costeggia il Tirreno, attraversa l’Appennino e si snoda sulla pianura Padana. Vedo campi senza fine e nessuna presenza umana.La sera, prima del tramonto, arrivo in un parco dei divertimenti sulle rive del lago di Garda. Il parcheggio è stracolmo di vetture. Vedo tanta gente, in prevalenza famiglie operaie del nord Italia, girare, in maglietta e bermuda, tra le tante attrazioni. Dovrei fare qualche fotografia, ma quello che vedo non mi piace. Cerco un’armonia, un mistero, una geometria, ma non trovo nulla.

1991 - Ungheria

La notte la trascorro in un camping lì vicino. E’ affollato e nonostante costi 30 euro  avere un posto per dormire in macchina, l’impressione è quella di un campo profughi.

La mattina seguente fotografo le foche dell’acquario e parto verso nord. Decido di percorrere la Val Gardena. La felicità provocata dalla bellezza delle Dolomiti viene attutita dalla vista di villaggi di montagna divenuti centri turistici. Attraverso l’Austria in autostrada e, dopo il tramonto, gli autogrill appaiono illuminati come stazioni spaziali dove è possibile rifocillarsi e incontrare altri umani.

Supero Vienna, di notte, sotto una tempesta di pioggia. Dormo in una pensione prima del confine ceco. All’alba arrivo al confine. La prima volta che passai nello stesso punto era marzo e c’erano uomini con la camicia aperta sul petto e il Kalashnikov al collo, pronti ad uccidere. Ora tutto è sereno: i boschi, i prati ricoperti di rugiada, le case ancora immerse nel sonno, qualche contadino già sul trattore.

Ma è esistita davvero quella frontiera impenetrabile fatta di filo spinato e torrette d’avvistamento? Due auto di grossa cilindrata mi superano a velocità sostenuta e io rimango senza risposta.

Man mano  che attraverso la Moravia, da Brno a Ostrava, il traffico aumenta vertiginosamente. Centinaia, migliaia di vetture corrono veloci, troppo veloci. Vedo tanti incidenti. Autotreni di ogni nazionalità mi superano: vado troppo piano, vado a 100 km all’ora. Automobili, automobili, automobili: questo è il vero cambiamento. Visivamente l’automobile occupa ogni spazio. Con la macchina fotografica è ormai impossibile inquadrare senza avere un’automobile nel visore.

2009 - Ungheria

Passo la frontiera polacca senza neanche accorgermene. La tangenziale sfiora la città di frontiera di  Cieszyn e si insinua tra le colline, verso nord.

Il traffico è enorme e si creano continuamente code. Alla fine arrivo a Czestochowa, il luogo di pellegrinaggio più importante della Polonia.

Il monastero di Jasna Gora sorge al centro della città. Migliaia di pellegrini si ritrovano qui ad agosto. Ma i loro visi non sono più quelli di vent’anni fa. E neanche i vestiti. I mendicanti non ci sono quasi più, né i vecchi sulle  panchine del parco. Tanti bar e negozi hanno aperto lungo il viale che porta  al monastero. Mercedes e BMW sono parcheggiate davanti agli istituti religiosi.

Il giorno seguente parto da Czestochowa e dopo cinque ore di traffico arrivo a Kalwaria, altro grande centro religioso polacco. Le persone che incontro sono cambiate. Le facce rugose e forti di operai e contadini hanno lasciato il posto a visi meno espressivi e più levigati. Solo la natura è rimasta uguale a se stessa: gli antichi alberi che hanno visto tre secoli di storia e di pellegrinaggi sono sempre lì, vivi e impassibili.

1994 - Polonia

Fotografo  per tre giorni e parto verso sud.

Attraverso la  Slovacchia.  Boschi infiniti e città ordinate. Non c’è spazio per la sorpresa. Vedo giovani in mountain bike, famiglie di ritorno dalle vacanze, anziani che passeggiano. Vedo zingari che occupano spazi degradati e nascosti a ridosso di linee ferroviarie, siti industriali dismessi e discariche. Le loro facce sono sempre le stesse: dolenti, sfinite, sospettose,curiose, allegre.

Arrivo sull’autostrada che da Budapest porta al lago Balaton. E’ il 15 agosto sera e una scia di luce lunga chilometri riporta gli ungheresi a casa. Le ferie sono finite presto. La crisi finanziaria, in Ungheria, si è fatta sentire.

Rimango qualche giorno sul Balaton e riparto verso nord-ovest in direzione  della frontiera austro-ceca. Mi hanno detto che lì, dopo il crollo della cortina di ferro, le cittadine ceche si sono riempite di casinò e di bordelli aperti per soddisfare a poco prezzo le voglie degli stranieri di passaggio.

Poco prima del tramonto arrivo sul confine. Vedo tante case da gioco e prostitute sulla strada. Lascio dietro di me un antico villaggio per cercare un posto dove dormire. Passata l’ultima curva, prima di un grande bosco nero, appare, sul ciglio della strada, una ragazza giovanissima  vestita con un miniabito bianco  e con i tacchi altissimi. Mi sorride e mi fa cenno con la mano di fermarmi. Istintivamente alzo la mia Leica e scatto. Solo in quel momento mi accorgo che è incinta.

La natura mi appare in tutto il suo splendore di agosto e la luce di fine giornata ricopre tutto di oro.

 

Roma, novembre 2009

 

© Fabio Ponzio

Copyright © 2017 Fabio Ponzio. Tutti i diritti riservati.